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I nostri vigneti coltivati nell'alta Ciociaria

La vinificazione delle nostre uve

I nostri vini e le modalità di vendita

Come arrivare alla nostra cantina



CENNI STORICI ED ORIGINE:

Non si hanno elementi in merito all'origine di questi vitigni che potrebbero appartenere al gruppo delle " alveole" le quali, secondo Plinio, davano ad Ariccia gran copia di vino rosso.
L' Acerbi parla di " Cesanese " <<atto a produrre un vino generosissimo, acini sferoidi, azzurri nerastri >>.
"Di Rovasenda" parla di " Cesanese nero ", vitigno della campagna di Roma che alcuni scrivono <<Cezanese >> ed altri <<Cesarese >>
Nei " primi studi ampelografici della sotto-commissione di Velletri ", riportati nel " Bullettino Ampelografico ", e' descritto un " Cesanese ".
Da quanto risulta, "Mengarini" e' stato il primo che ha descritto separatamente i due " Cesanesi ": quello "Comune" e quello di "D'affile", che differisce dal primo per alcuni caratteri.
Il "Mancini", accennando al " Cesanese ", scrive che di esso sono considerate due sotto-varieta' : ad acino grosso " Comune " e ad acino piccolo "D'Affile" o di " Piglio ", dove e' largamente coltivato.
Tonnarelli-Grassettiricorda il Cesanese senza fare distinzioni.
Marzottoscrive di un " Cesanese rosso ", riportando come descrizione quella del " Bulletino ampelografico " di cui sopra.
Prosperi nota che il "Cesanese " e' l'unico vitigno rosso coltivato che assegna il nome al vino stesso che se ne produce. Fino a qualche anno fa la sua area di coltura nei Castelli Romani era molto estesa ed oggi sono rari i viticoltori che, nei nuovi impianti, prediligono ancora questo vitigno. Non e' cosi' nella seconda zona di diffusione che fa centro al territorio di Piglio, di Olevano Romano e di Affile. Pero' in questa zona si coltiva una sotto-varieta' di Cesanese che prende appunto il nome di "Cesanese d'Affile" e che differisce sensibilmente nei suoi caratteri ampelografici e nella qualita' della produzione da quello originario dei Castelli Romani.
Secondo Dalmasso: E' il vitigno principale da vino rosso dei Castelli Romani. Oltre a questo vi e' una sotto-varieta' che porta il nome di "Cesanese d'Affile" o "Cesanese del piglio".
Per la descrizione dei due vitigni sono stati utilizzati cloni della collezione ampelografica della cantina sperimentale di Velletri, in provincia di Roma. I caratteri e le attitudini dei vitigni sono stati confrontati con quelli riscontrati su viti coltivate in altre zone della stessa provincia.

Il CESANESE:

Il "Cesanese" e' un vitigno rosso tra i piu' importanti del Lazio che da' il nome al vino omonimo; fino a circa sessanta anni fa, il territorio di coltura di questo vitigno era molto esteso nella regione, soprattuto nell'area dei castelli romani.
Il Cesanese da' origine ad un vino rosso rubino, alcolico, con profumo caratteristico e tipico che ricorda l'ambiente di orgine: vellutato, alquanto tannico, morbido e pastoso, sopporta bene un moderato invecchiamento in botte di rovere acquisendo notevole pregio. Sia al profumo che al sapore si avverte una delicatissima e complessa nota di bosco che gli esperti individuano agevolmente come di mora e mirtillo.
Il vino Cesanese puo' essere ottenuto dolce; in tal caso e' un ottimo vino da dessert, ma anche da pasto (soprattutto se accoppiato a piatti agresti) in versione tranquilla, vivace, frizzante e spumante. Il Cesanese dolce vede fortemente accentuate le sue qualita' organolettiche, purche' sia consumato entro la primavera successiva alla sua produzione.

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE:

La denominazione di origine controllata "Cesanese del Piglio" o piu' semplicemente " Piglio " e' riservata al vino rosso che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabili nel disciplinare di produzione. Il vino " Cesanese del Piglio " deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vitigni Cesanese di Affile e/o Cesanese comune. Possono concorrere alla produzione del vino da sole o congiuntamente le uve provenienti da altri vitigni: Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Trebbiano Toscano (Passerina), Bombino Bianco (Ottonese) presenti nei vigneti, fino ad un massimo complessivo del 10%.
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell' intero territorio dei comuni di Arcinazzo Romano, Affile, Roiate, Olevano Romano, Genazzano in provincia di Roma, e di Serrone del frusinate, Piglio, Paliano, Acuto e Anagni, in provincia di Frosinone. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino " Cesanese del Piglio " una gradazione alcolica complessiva minima naturale di 11.50. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, tradizionali della zona, atte a conferire al vino le peculiari caratteristiche.
Il vino " Cesanese del Piglio " , all'atto dell'imissione al consumo deve rispondere alle seguenti

caratteristiche:

  • COLORE: Rosso rubino, tendente al granato con l'invecchiamento.
  • ODORE: Delicato, caratteristico del vitigno di base.
  • SAPORE: morbido, leggermente amarognolo. "secco" ed "asciutto" nei tipi aventi un contenuto massimo in zuccheri residui dell' 1%, "amabile" nei tipi con contenuto in zuccheri residui compresi tra l' 1,1% ed il 3,5%, "dolce" nei tipi con contenuto in zuccheri residui superiore al 3,5% ed una gradazione alcolica minima svolta non inferiore a gradi 10;
  • GRADAZIONE ALCOLICA MINIMA COMPLESSIVA: 12°;
  • ACIDITA' TOTALE MINIMA: 5,5 per mille;
  • ESTRATTO SECCO NETTO MINIMO: 22 per mille.
  • La qualificazione " secco " , " asciutto " , " amabile " e " dolce " sono consentite per il vino " Cesanese del Piglio " che presenta le rispetitve caratteristiche sopra citate.
    La denominazione di origine controllata " Cesanese del Piglio " puo' essere utilizzata pre designare i vini spumante naturale e frizzante naturale ottenuti con mosti o vini che rispondono alle condizioni previste dal disciplinare, seguendo le vigenti norme legislative, a condizione che le operazioni di elaborazione dei mosti o vini per la produzione dello spumante siano effettuate in stabilimenti siti nell'ambito territoriale delle province di Roma e Frosinone.
    E' vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: " superiore ", " extra " , " fine " " scelto " , " selezionato " e simili. E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non, idonei a trarre in inganno l'acquirente. E' consentito altresi' l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, aree, fattorie, zone e localita' comprese nella zona delimitata e dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino cosi' qualificato e' stato ottenuto.